Cap.1 -Rise-

11 11 2007

Vi proponiamo in via del tutto eccezionale la trascrizione della prima pagina di “Lunchtime”, l’autobiografia del celebre cantastorie Arnaut Donadel. Il libro, un mattone da 700 pagine, raccoglie i pensieri del grande intellettuale nato in Provenza ma cresciuto artisticamente sulle rive del Martesana. Il passo è tratto dall’edizione Rizzoli pg. 688 Euro 350. Vi preghiamo di leggere quanto segue sospendendo il giudizio, fin dove possibile, naturalmente. Qualora noia sopraggiunga sospendete la lettura. E’ bene precisare, poi, che, a nostro giudizio, solo il testo della canzone che precede la scarna pagina di Donadel merita un pò di attenzione.

 

“Rise”

 

Breathing in the night, there’s nothing else i’m needing now

The wind is at my side, and so are you

And together we will rise above all these words and promises

We couldn’t keep, together we will fly above it all

But sometimes we will fall…from the light

But it shines on us tonight…

And together we will rise…

And surely it’s a sign now that everything’s in tune

To some kind of higher plan, surely it’s a sign

That you were right…and there’s the secret line

That we’ve been denied…but we’re crossing it tonight

And together we will rise.

Sometimes we will fall, from the light

But it shines on us tonight, and together we

Will rise pass this line

That we’re crossing here tonight

And together we will rise.

 

 

 

Qui cominciano le mie memorie. Non saranno mai lette com quelle del Rousseau o del Casanova, forse. Rimangono le mie. Io sono un cantastorie.

Ovvero: sono l’esploratore di ghiacci perenni e incogniti, che si muove sul pak artico con la sua muta di cani. Sono l’irlandese col violino morto su un cargo battente bandiera panamense al largo di Malta. Sono un uomo con molte donne. Sono colui che è morto vergine. Sono colui che prova la vertigine. La vergogna. Sono un aguzzino, perchè ho commosso crimini mostruosi. Sono la razionalità, fredda e insensibile. Sono la cieca paura. Sono la bellezza dei mattini invernali passati tra le calde coperte di casa. Sono l’amante che rompe le famiglie. Sono il gatto di casa, indifferente e infedele. Sono il miglior amico dell’uomo e come porto io le ciabatte non le porta nessuno. Sono le lacrime che non hai il coraggio di piangere. Sono tutte le bugie che hai detto a cuor leggero. Sono il rumore. Il rumore del mare e della pressa in fonderia. Sono un cronista indipendente e uno scribacchino di parte.

 

Sono una stolida contraddizione. Una fotocopia sbiadita di un ragazzino che imiti Rimbaud. Le mie storie sono costretto a raccontarle a me stesso. La “Mia Isola” non c’è per davvero. Nè Peter Pan nè la sua sindrome mi danno una mano. Mi innamoro così tante volte, che non so più se mi sia mai capitato Amore.

Non sono male, fisicamente. Certo, a parte una gobba sulla schiena e sul naso (per un totale di due gobbe), un occhio di vetro (su due) e una gamba di acciaio che mi impedisce di superare i controlli all’aeroporto e di conseguenza di viaggiare.

Ora che son vecchio vedo la bellezza del mondo in queste piccole cose antiche:

-la lettera di una ex

-i contatti msn

-il carillon che ho comprato in Irlanda da liceale

-il ricordo della nebbia fitta, al parco

-pettinare i capelli di una bella signora

 

La mia vita è stata splendida. Lo è tuttora.

 

Vostro Arnaut Donadel



Guida in stato di ebbrezza: la nuova frontiera del terrore

3 11 2007

Ci saremo tutti accorti di avere un certo senso di colpevolezza ogni volta che, dopo una serata con gli amici, ci si mette al volante. Ogni incrocio gli occhi corrono indagatori ai margini delle strade per cercare la temuta pattuglia inquisitrice e lo stress regna sovrano.

Da mesi a questa parte l’ “emergenza guida in stato di ebbrezza” è portata alla ribalta da giornali, politici e televisione;

gli incidenti in cui sono coinvolti guidatori il cui tasso alcolico supera il limite di legge si leggono tutti i giorni.

Quello che non si legge è che talvolta gli automobilisti “in stato di ebbrezza” coinvolti nell’incidente e accusati sulla pubblica piazza non sono in verità stati responsabili del sinistro stradale. Anche in questi casi, la stampa e i politici preferiscono però più demagogicamente sbracciarsi e affannarsi sull’emergenza che tanto tocca i cuori dell’opinione pubblica, piuttosto che affrontare il problema nella maniera opportuna.

Secondo quanto scritto dalla polizia di stato sul proprio sito In generale, secondo studi scientifici, il sistema centrale nervoso di chi ha 0,5 nel sangue risulta compromesso o alterato.

……..Ora, io mi rendo conto che superata una certa eta’, l’organismo faccia molta piu’ fatica a smaltire l’alcool e che quindi i nostri deputati gia’ con 0.5 vogliano ricorrere ad un autista di un auto blu (……………….), ma come puo’ l’esecutivo pretendere che il limite da loro imposto sia un confine obbiettivo generale fra lo stato di coscienza e lo stordimento?

Sono sicuro che il corpo nazionale degli alpini mi darebbe man forte su questa mia tesi.

Per ricondurre il discorso ad una sfera molto piu’ tangibile, posso affermare con certezza che io sono in grado di guidare e sostenere un test di algebra pur avendo un livello di alcool nel sangue doppio al limite consentito, mentre la mia ragazza con 0.2 si schianterebbe contro la povera pattuglia dei carabinieri del posto di blocco.

Mi rendo tuttavia conto che e’ quasi impossibile adottare un sistema generalmente obiettivo, ma penso che il principio della norma che tutela i cittadini sia sbagliato in quanto reputo gli alcool test come strumenti di una politica repressionista. Perche’ invece non prevenire?

Posso suggerire un paio di soluzioni alcune delle quali potrebbero benissimo essere adottate, altre sarebbero meno attuabili.

La prevenzione applicata passivamente e’ la prima ipotesi:

il guidatore prima di poter girare la chiave di accensione deve sostenere la prova dell’alcool test a cui la sua stessa auto lo sottopone. In caso di superamento del limite di legge, l’autovettura non si accende. Alcune nuove autovetture prevedono questo accessorio, ma perchè non renderlo obbligatorio di serie su tutti gli automezzi?

La seconda ipotesi consiste in un esame di guida molto piu’ selettivo di quello attuale:

ogni cittadino è infatti consapevole che almeno un guidatore su 3 non è in grado di guidare ed è fonte di pericolo. Molti automobilisti sono abilitati alla guida dalla motorizzazione civile solamente perchè durante l’esame di guida sono stati in grado di inserire le marcie fino alla 3a e hanno fatto spegnere l’automobile al massimo una volta. L’autovettura è un’arma che può uccidere le persone al suo interno e altre all’esterno. Perchè l’esame per ottenere la patente di guida, che a questo punto è da considerarsi un porto d’armi, non è selettivo? Nessuno ha mai sostenuto un esame di guida in autostrada o su dei tornanti montani o in qualunque altro contesto urbano o extraurbano che comporti maggiore capacità al volante. Se l’esame di guida fosse più selettivo avremmo molti meno incidenti (mortali o meno) sulle strade e, avendo molti meno guidatori, avremmo anche notevolmente alleviato la piaga del traffico e tutti i derivati (inquinamento, parcheggio, ecc…). In aggiunta, l’esame medico per poter ottenere il foglio rosa dovrebbe prevedere un’analisi della riduzione di riflessi e capacità motoria derivanti dall’uso di alcool. Così facendo:

- la mia ragazza non potrebbe mettersi al volante nemmeno dopo un bicchiere di Bacardi Breezer

- gli alcolizzati nemmeno dopo un bicchiere di birra

- il resto dei cittadini sarebbe più sereno al volante.

Lultimo