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Cap. 2 -Black-

14 11 2007

“Black”

 

Sheets of empty canvas, untouched sheets of clay
Were laid spread out before me as her body once did.
All five horizons revolved around her soul
As the earth to the sun
Now the air I tasted and breathed has taken a turn

Ooh, and all I taught her was everything
Ooh, I know she gave me all that she wore
And now my bitter hands chafe beneath the clouds
Of what was everything.
Oh, the pictures have all been washed in black, tattooed everything…

I take a walk outside
I’m surrounded by some kids at play
I can feel their laughter, so why do I sear?
Oh, and twisted thoughts that spin round my head
I’m spinning, oh, I’m spinning
How quick the sun can drop away

And now my bitter hands cradle broken glass
Of what was everything?
All the pictures have all been washed in black, tattooed everything…

 


All the love gone bad turned my world to black
Tattooed all I see, all that I am, all I’ll be…

 

I know someday you’ll have a beautiful life,
I hope you’ll be a star in somebody else’s sky, but why
Why, why can’t it be, why can’t it be mine?

 

19 Settembre

Oggi, il Signorino Lotheroy, il mio discepolo, si è dimostrato più pigro del solito. Ho tentato di fargli venir voglia di studiare con i metodi antichi dei precettori che hanno educato anche me. Bacchettate sulle mani e severi rimproveri. Il dolore provocato dev’esser stato proprio poco, e anzi, ho percepito una sorta di riconoscenza verso la mia distratta vena punitiva. Il signorino Lotheroy ha una certa stima di me, ma nemmeno questo riesce a vincere la sua endemica accidia e pigrizia. Quel suo corpo così giovane eppure già piagato nei vestiti fuori moda che l’etichetta della ricca famiglia impone mi ha fatto una certa pena. Stavamo traducendo un frammento della splendida “Ballad Of The Ancient Mariner” del Coleridge e il mio discepolo, (may any praise raise over him) non azzeccava una singola parola. Quei suoi occhi liquidi scorrevano il testo e poi le glosse, con un’espressione neutra, come quelle dei cani da caccia che il mio signore, Messer Edward utilizza per cacciar fagiani e altra selvaggina. Davanti all’aggettivo “slimy” il mio discepolo, il signorino Lotheroy, è rimasto (apparentemente) a riflettere per una decina di minuti. Tuttavia, non erano passati che pochi secondi ed ecco che i nervi della mia mano erano pronti ad alzare la bacchetta e a colpire il signorino sulle orecchie (Messer Edward mi ha ripreso molte volte per la mia poca simpatia verso le punizioni corporali). Quella bacchetta, nemmeno la sollevai. Mi venne in mente Lei. La mia stella del mattino, la mia nutrice. Il mio pensiero accarezzò senza malizia alcuna, quella sua mano curata, quei suoi capelli folti, crespi e morbidi. Quelle sue cosce color madreperla, quella sua schiena stretta, madida e umida di piacere. Evocai davanti ai miei occhi quella bellezza totale, misteriosa, inspiegabile, che mi aveva fatto diventare quello che ero. I suoi capelli neri, nerissimi. I suoi seni abbondanti, fioriti, dolci come il miele che la mia nonna mi dava ogni sera, prima di spegnere la luce in camera mia. Me la figurai ancora sulle mie ginocchia, col suo peso etereo, con la sua voce zampillante, col suo profumo intenso. I suoi occhi nei miei, i suoi seni premuti su di me. Al collo, le mille catenine che le avevo regalato. Ai polsi i mille bracciali, alle dita i mille anelli. Anelai quel contatto. Lo desiderai come il letto caldo e la zuppa serale, che il mio signore, Messer Edward mi garantisce. Ricordai quel giorno, al faro, nella marca di Provenza. La prima volta che trovai il coraggio di muoverle amore. Glielo dissi così, col vento che veniva dal mare. Fu lei a scegliere il cespuglio più appartato. Tra gli scogli e la scaletta per scendere a bagnarsi.

Mi destai.

E Lotheroy mi osservava coi suoi occhioni da levriero. Umidi, interrogativi. “Vi sentite bene, messer Arnaut?”. Mi guardava la mano. E la mano tremava. Dopo un sorriso, gli proposi la traduzione più opportuna per il termine “slimy” e, con un lungo sospiro spezzato, vidi che intanto era venuta sera.

Vostro Arnaut Donadel


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2 responses to “Cap. 2 -Black-”

14 11 2007
Marta (20:44:54) :

Geniale…come sempre :-)

15 11 2007
Deiv (00:40:03) :

Grazie Marta, ma non esagerare…di geniale c’è solo la canzone…grandi Pearl Jam, grande Eddie Vedder!

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