Rai-Mediaset uploaded

23 11 2007

da L’Unità del 22 novembre 2007

Chapeau.
Nemmeno il più feroce demonizzatore, il più accanito antiberlusconiano
poteva immaginare la meticolosità, la scientificità, la capillarità del controllo esercitato su ogni minuto, ogni minimo dettaglio di programmazione Rai dagli uomini Mediaset infiltrati da Silvio Berlusconi nel cosiddetto “servizio pubblico”. Intendiamoci: la fusione Rai-Mediaset in un´indistinta Raiset al servizio e a maggior gloria del Cavaliere si notava a occhio nudo e questo giornale, da Furio Colombo in
giù, l´ha sempre denunciato. Ma le intercettazioni della Procura di
Milano, disposte nell´inchiesta sul fallimento del sondaggista del
Cavaliere, Luigi Crespi, e pubblicate da Repubblica dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio la privatizzazione della Rai da parte della “concorrenza” e la sua trasformazione in una succursale di Mediaset.

Da sette lunghi anni, cioè da quando Berlusconi tornò al governo e occupò militarmente Viale Mazzini,
la Rai è cosa sua, un feudo privato da usare per blandire gli amici,
manganellare i nemici, ammonire gli alleati appena un po´ critici, ma
soprattutto per celebrare le gesta del Capo. Tacendo le notizie scomode, enfatizzando quelle comode, parlando solo di quel che vuole Lui.

La realtà immortalata dalle intercettazioni della primavera-estate 2004 supera persino l´immaginazione di chi, pur denunciando gli orrori e le miserie del regime mediatico, pensava che ciò che quotidianamente andava (e va) in onda non fosse frutto di un copione scritto ad Arcore, ma dell´eterno servilismo della classe giornalistica italiana, la più vile e conformista del mondo. Invece è tutto pianificato nei minimi dettagli sulla chat line Viale Mazzini-Palazzo Grazioli (o Chigi):
persino le inquadrature del Capo ai funerali del Papa, i ritardi
nell´annuncio dei risultati elettorali negativi, il numero di citazioni
a “Porta a Porta” del sacro nome di Silvio (che, a differenza di altre
divinità, va nominato spesso e soprattutto invano, specialmente da
Vespa). Non c´è voluto molto per ridurre quella che fu la prima azienda
culturale d´Europa e alfabetizzò l´Italia in questa miserabile Pravda ad personam:
è bastato sistemare una dozzina di visagisti, truccatori e politicanti
berlusconiani nei posti giusti e lasciarne molti di più sulle poltrone
precedentemente occupate.

Intanto venivano cacciati i Biagi, i Santoro e i Luttazzi, poi le Guzzanti e gli altri della seconda ondata, incompatibili col nuovo corso. Ma non perché fossero “di sinistra”. Perché sono fior di professionisti: con due o tre programmi ben fatti avrebbero rovinato tutto.
Se qualcuno li chiama per pregarli di nascondere i dati delle elezioni
amministrative per non far soffrire il Cavaliere, quelli mettono giù
(”uso criminoso della televisione pagata coi soldi di tutti”). I
rimasti, invece, obbediscono ancor prima di ricevere l´ordine. Si
spiegano così non solo le epurazioni bulgare e post-bulgare, ma anche
lo sterminio delle professionalità, soprattutto nella rete ammiraglia di Rai1, affidata (tuttoggi) al fido Del Noce: uno che, oltre ad aver epurato Biagi, è riuscito a litigare persino con Baudo, Arbore, Frizzi, Carrà e Celentano.
Chi ha idee e talento ha più séguito, dunque è più libero e meno
censurabile, ergo inaffidabile. I superstiti, invece, sono pronti a
qualunque servizio e servizietto.

Il Papa sta morendo
e il Ciampi prepara un messaggio a reti unificate? Anziché preoccuparsi
che la Rai copra la notizia meglio della concorrenza, i dirigenti
berlusconiani pianificano una degna uscita mediatica del Capo, onde evitare che il Quirinale lo oscuri.
Il Papa muore proprio alla vigilia delle amministrative, distraendo gli
elettori cattolici dal dovere di correre alle urne per votare il Capo?
Si organizza una serie di “programmi che diano alla gente un
senso di normalità, al di là della morte del Papa, per evitare forte
astensionismo alle elezioni amministrative”. Più che un
servizio pubblico, un servizio d´ordine a uso e consumo del premier
padrone, sempre pronto a disperdere i disturbatori (Papa morente
compreso) ora coi manganelli, ora con gli idranti.

In cabina di regìa c´è la signorina Deborah Bergamini, già assistente del Cavaliere, da lui promossa capo del Marketing strategico della Rai, mentre Alessio Gorla, già dirigente Fininvest e Forza Italia, diventava responsabile dei Palinsesti. Deborah, per gli amici “Debbi”, non ha ben chiaro il confine tra Rai e Mediaset, anzi considera la Rai una dependance di Mediaset, dunque del governo Berlusconi. Chiama continuamente Mauro Crippa (direttore generale per l´”informazione” delle reti Mediaset), Paolo Bonaiuti (sottosegretario alla Presidenza e portavoce del premier) e Niccolò Querci (segretario del Cavaliere e vicepresidente di Publitalia) per concordare le strategie di comunicazione più favorevoli al Capo. Al resto pensano i servi furbi. Mimun,
si sa, era in prestito d´uso da Mediaset, dov´è poi morbidamente
riatterrato. Non c´è neppure bisogno di dirgli il da farsi: lo sa da
sé. E poi - assicurano Debbi e Delnox - fa un ottimo “gioco di squadra
con Rossella” (Carlo, allora direttore di Panorama, molto vicino al premier e dunque alla Rai).

Anche Vespa
non ha bisogno di suggerimenti. Del Noce telefona a Debbi per
avvertirla che “Vespa ha parlato con Rossella e accennerà in
trasmissione al Dottore (Berlusconi, ndr) a ogni occasione opportuna”.
Qualcuno suggerisce che Bruno potrebbe “non confrontare i voti attuali
con quelli delle scorse regionali”, per mascherare meglio la disfatta
del Capo, o magari “fare più confusione possibile per camuffare la
portata dei risultati”. Ma poi si preferisce lasciarlo libero di
servire come meglio crede, perché - dice giustamente la Debbi - “tanto
Vespa è Vespa”. Quello che, in un´altra intercettazione raccolta dalla Procura di Potenza,
prometteva al portavoce porcellone di Fini: “A Gianfranco la
trasmissione gliela confezioniamo addosso”. Piuttosto c´è un problema: Mauro Mazza,
troppo amico di Fini per piacere a Forza Italia, farà la prima serata
di Rai2 sulle elezioni. Bisogna sabotarlo, perché quello magari i dati
non li nasconde. Idea geniale: Deborah parla con Querci “e gli chiede
di mettere una cosa forte in prima serata su Canale5″, così la gente
guarda quella e lo speciale Mazza non se lo fila nessuno. Del resto è
un´abitudine, per lei, concordare i palinsesti con Mediaset: più che
del Marketing della Rai, è la capa del Marketing di Berlusconi.
Infatti, ancora commossa, commenta così i funerali di Giovanni Paolo
II: “Berlusconi è stato inquadrato pochissimo dalle telecamere”. Si sa
com´è fatto il Cavaliere: “Ai matrimoni - diceva Montanelli - vuol essere lo sposo e ai funerali il morto”.

Notevole anche il caso del Festival di Sanremo affidato a Paolo Bonolis
(pure lui in prestito d´uso alla Rai, prima di tornare a casa
Mediaset): il presentatore è affiancato da un “direttore artistico” che
non capisce una mazza di musica, ma si avvale della consulenza di
Querci, uomo Fininvest, purchè “la cosa non si sappia in giro” (se no
la gente capisce tutto).

In tutti questi anni, mentre ogni
inquadratura di ogni telecamera di ogni programma diurno e notturno di
Raiset veniva controllata dai guardaspalle del Padrone, chiunque si
azzardasse anche soltanto a ipotizzare che questi signori lavorassero
per il re di Prussia, anzi di Arcore, veniva zittito dai “terzisti” e dai “riformisti” come “demonizzatore” e “apocalittico” animato da “cultura del sospetto”, incapace di comprendere che le tv non contano per vincere le elezioni;
anzi, a parlar male di Berlusconi si fa il suo gioco. Poi veniva
querelato e citato in giudizio per miliardi di danni dai Del Noce e dai
Confalonieri, sdegnati dalle turpi insinuazioni sulla liaison
Rai-Mediaset nel paradiso della concorrenza e del libero mercato.

Dirigenti come Loris Mazzetti e Andrea Salerno, rei di aver chiamato censure le censure, sono stati perseguitati dall´azienda con procedimenti disciplinari. L´ultima è piovuta su Mazzetti, per aver partecipato ad Annozero
e detto la verità sull´epurazione del suo amico Biagi. Salerno, già
responsabile della satira per Rai3 quando c´era ancora la satira, ha
preferito togliere il disturbo.

Intanto Confalonieri non si perdeva una festa dell´Unità
e le quinte colonne berlusconiane facevano carriera in Rai, tant´è che
sono ancora tutte lì: Del Noce a Rai1, Bergamini al Marketing, Vespa a
Porta a porta. Tutti straconfermati dalla “Rai del centrosinistra”
che non ha ancora trovato uno spazietto per Luttazzi, Sabina, Beha,
Massimo Fini. Ancora l´altroieri la sceneggiata di quest´ometto
ridicolo che in mezz´oretta scioglie un partito e ne fa un altro è stata magnificata a reti unificate come evento epocale, geniale, rivoluzionario, col contorno di alati dibattiti sugli otto milioni di firme ai gazebo, mai viste e mai esistite se non in tv.
La Sua tv: quella che da anni e anni trasforma un plurimputato, già
frequentatore di mafiosi, per giunta piuttosto ridicolo, che basterebbe
mostrare per quello che è per suscitare fughe e risate di massa, in uno
statista liberale di livello internazionale.

Ora si spera che, oltre alla solita “indagine interna”, fiocchino i licenziamenti per giusta causa
(con richieste danni per intelligenza col nemico), almeno per chi ha
lasciato le impronte digitali nello scandalo, come accadrebbe ai
manager di qualunque azienda sorpresi ad accordarsi con la concorrenza.
Ma, onde evitare che la scena si ripeta in un prossimo futuro, licenziare i servi di Berlusconi non basta. Occorre una vera “legge Biagi” (nel senso di Enzo) per cacciare per sempre i partiti dalla Rai e stabilire finalmente l´ineleggibilità dei proprietari di giornali e tv. Semprechè, si capisce, la cosa non disturbi il “dialogo per le riforme”. E ora, consigli per gli acquisti.

Marco Travaglio



RAI-MEDIASET: “STRUTTURA DELTA” COME NUOVA P2

22 11 2007

“La realta’ e’ che in questo Paese ha operato e probabilmente sta operando da anni una vera e propria intelligence privata dell’informazione che non ha uguali in Occidente, un misto di titanismo primitivo e modernita’, come spesso accade nelle tentazioni berlusconiane. Potremmo chiamarla, da Conrad, ’struttura delta’”. Lo scrive il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, nell’editoriale del quotidiano che ga scoperchiato lo scandalo Rai-Mediaset. Mauro aggiunge: “Un’interposizione arbitraria e sofisticatissima, onnipotente perche’ occulta come la P2, capace di realizzare un’azione di ’spin’ su scala spettacolare, offuscando le notizie sgradite, enfatizzando quelle favorevoli, ruotando la giornata nel senso positivo per il Cavaliere. Naturalmente - incalza il direttore di Repubblica - con le telecamere Rai e Mediaset che ruotano a comando intorno a questa giornata artificiale, a questo mondo camuffato, a questa cronaca addomesticata. In una finzione umiliante e politicamente drammatica della concorrenza, del pluralismo, dei diritti del cittadino-spettatore, alterando alla radice il mercato piu’ rilevante di una democrazia, quello in cui si forma la pubblica opinione”. Mauro conclude: “E’ ora possibile fare un passo per uscire da questo paesaggio truccato, da questa manipolazione della nostra vita. Purche’ le istituzioni, la libera informazione, il mercato e la politica lo sappiano. Sappiano che un Paese moderno, o anche solo normale, non puo’ sopportare queste deformazioni delle regole e della stessa realta’: e dunque reagiscano, se ne sono capaci. La stessa mano che domani proporra’ le larghe intese, e’ quella che ha predisposto il telecomando con un tasto unico. E truccato”.

Lultimo



La faccia come il culo

17 11 2007

Tratto dalla rubrica Carta Canta (repubblica.it)

Il delitto Biagi/5

“E’ una vergogna che un giornale come il Corriere della Sera ospiti i rancori di un vecchio rancoroso (Biagi, ndr) che ce l’ha con me. Io non ho mai detto che Biagi e Santoro dovevano essere mandati via, ho sempre detto che se volevano rimanere non dovevano continuare a fare un uso criminoso della televisione. Ho detto che avrebbero dovuto fare come nelle televisioni private. Nelle televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi a qualche partito ma da noi ci sono i Costanzo e i Mentana perché noi siamo liberali” (Silvio Berlusconi, Ansa, 21 maggio 2006).

“Sconcerta e amareggia il livore con cui, ormai ogni settimana, un opinionista della statura di Enzo Biagi, dalle colonne del primo quotidiano d’Italia, prende di mira con un linguaggio irriverente Silvio Berlusconi, dimenticando che il suo bersaglio è il presidente del Consiglio di tutto il Paese. Quanto alle critiche al governo Berlusconi, esse sono ingiuste e soprattutto non in sintonia con il Paese reale. Se non fosse accecato dall’odio ideologico, Enzo Biagi dovrebbe ammettere che in quattro anni di legislatura i posti di lavoro sono aumentati, che la riforma delle pensioni ha ottenuto il plauso dell’Europa, che certamente non è la piazza di Bolzano, e che, proprio grazie al presidente Berlusconi, l’Italia ha acquisito credito e prestigio a livello internazionale” (Antonio Martusciello, Forza Italia, Ansa, 5 giugno 2005).

“Il direttore generale considera Enzo Biagi un epurato? Quando si parla di epurati vorrei che si facesse chiarezza sulla questione Biagi, perché che si continua a parlare in questo senso del giornalista nella polemica politica è una cosa che va anche bene, ma che la Rai ne parli in questi termini, no. E’ vero che Il Fatto perdeva ascolti? E’ vero che gli è stato proposto di fare un programma biennale in prima serata per un costo di 3 miliardi delle vecchie lire? O gli era stato proposto a suo tempo un programma su Raitre e ancora del comunicato di ’soddisfazionè diffuso dallo stesso Biagi subito dopo la chiusura del rapporto con la Rai. Lei lo definirebbe ‘epuratò alla luce di questi fatti? La Rai ha il dovere di dire che Biagi è andato via in seguito ad una transazione” (Mario Landolfi, An, Ansa, 19 dicembre 2006).

“Chiedo alla Vigilanza di acquisire il contenuto, anche di carattere economico, della risoluzione contrattuale a suo tempo definita fra l’azienda e Enzo Biagi e copia del contratto con cui le parti hanno sottoscritto il nuovo rapporto, in base al quale il giornalista tornerà in onda il 22 aprile su Raitre con RT. Il vittimismo antiberlusconiano paga profumatamente non solo in termini politici, come si è visto nella carriera di Santoro, ma anche in termini economici, come si evince dal fatto che chi è contro Berlusconi si assicura un rapporto di collaborazione con la Rai” (Massimo Baldini, Forza Italia, Ansa, 17 aprile 2007).

(16 novembre 2007) a cura di Marco Travaglio



Il frutto di una grande esperienza

14 11 2007

paolo caporali suona fra i bambini del cameroun

E’ finalmente pronto il primo video degli Ebene Ivoire, la formazione corale della Maison des  Jeunes di Garoua, Cameroun. Il gruppo è nato durante l’anno di servizio civile volontario di Paolo Caporali (noto anche come JJ Escalante) e “Ide mada Odo Sakli Am” è uno dei pezzi originali della band.
Il video è stato girato alla Maison des Jeunes e de la culture in una giornata, e montato tra Yaounde (Cameorun) e Milano.
La canzone è in foufulde e inglese.
Il video e’ disponibile su Youtube, all’indirizzo www.youtube.com/watch?v=_k_R7ZkOSKw
e sul blog di paolo, jjescalante.blogspot.com,
dove si possono trovare testo con traduzione e versione Mp3 della canzone.
jjescalante.blogspot.com/2007/07/idem.html



Cap. 2 -Black-

14 11 2007

“Black”

 

Sheets of empty canvas, untouched sheets of clay
Were laid spread out before me as her body once did.
All five horizons revolved around her soul
As the earth to the sun
Now the air I tasted and breathed has taken a turn

Ooh, and all I taught her was everything
Ooh, I know she gave me all that she wore
And now my bitter hands chafe beneath the clouds
Of what was everything.
Oh, the pictures have all been washed in black, tattooed everything…

I take a walk outside
I’m surrounded by some kids at play
I can feel their laughter, so why do I sear?
Oh, and twisted thoughts that spin round my head
I’m spinning, oh, I’m spinning
How quick the sun can drop away

And now my bitter hands cradle broken glass
Of what was everything?
All the pictures have all been washed in black, tattooed everything…

 


All the love gone bad turned my world to black
Tattooed all I see, all that I am, all I’ll be…

 

I know someday you’ll have a beautiful life,
I hope you’ll be a star in somebody else’s sky, but why
Why, why can’t it be, why can’t it be mine?

 

19 Settembre

Oggi, il Signorino Lotheroy, il mio discepolo, si è dimostrato più pigro del solito. Ho tentato di fargli venir voglia di studiare con i metodi antichi dei precettori che hanno educato anche me. Bacchettate sulle mani e severi rimproveri. Il dolore provocato dev’esser stato proprio poco, e anzi, ho percepito una sorta di riconoscenza verso la mia distratta vena punitiva. Il signorino Lotheroy ha una certa stima di me, ma nemmeno questo riesce a vincere la sua endemica accidia e pigrizia. Quel suo corpo così giovane eppure già piagato nei vestiti fuori moda che l’etichetta della ricca famiglia impone mi ha fatto una certa pena. Stavamo traducendo un frammento della splendida “Ballad Of The Ancient Mariner” del Coleridge e il mio discepolo, (may any praise raise over him) non azzeccava una singola parola. Quei suoi occhi liquidi scorrevano il testo e poi le glosse, con un’espressione neutra, come quelle dei cani da caccia che il mio signore, Messer Edward utilizza per cacciar fagiani e altra selvaggina. Davanti all’aggettivo “slimy” il mio discepolo, il signorino Lotheroy, è rimasto (apparentemente) a riflettere per una decina di minuti. Tuttavia, non erano passati che pochi secondi ed ecco che i nervi della mia mano erano pronti ad alzare la bacchetta e a colpire il signorino sulle orecchie (Messer Edward mi ha ripreso molte volte per la mia poca simpatia verso le punizioni corporali). Quella bacchetta, nemmeno la sollevai. Mi venne in mente Lei. La mia stella del mattino, la mia nutrice. Il mio pensiero accarezzò senza malizia alcuna, quella sua mano curata, quei suoi capelli folti, crespi e morbidi. Quelle sue cosce color madreperla, quella sua schiena stretta, madida e umida di piacere. Evocai davanti ai miei occhi quella bellezza totale, misteriosa, inspiegabile, che mi aveva fatto diventare quello che ero. I suoi capelli neri, nerissimi. I suoi seni abbondanti, fioriti, dolci come il miele che la mia nonna mi dava ogni sera, prima di spegnere la luce in camera mia. Me la figurai ancora sulle mie ginocchia, col suo peso etereo, con la sua voce zampillante, col suo profumo intenso. I suoi occhi nei miei, i suoi seni premuti su di me. Al collo, le mille catenine che le avevo regalato. Ai polsi i mille bracciali, alle dita i mille anelli. Anelai quel contatto. Lo desiderai come il letto caldo e la zuppa serale, che il mio signore, Messer Edward mi garantisce. Ricordai quel giorno, al faro, nella marca di Provenza. La prima volta che trovai il coraggio di muoverle amore. Glielo dissi così, col vento che veniva dal mare. Fu lei a scegliere il cespuglio più appartato. Tra gli scogli e la scaletta per scendere a bagnarsi.

Mi destai.

E Lotheroy mi osservava coi suoi occhioni da levriero. Umidi, interrogativi. “Vi sentite bene, messer Arnaut?”. Mi guardava la mano. E la mano tremava. Dopo un sorriso, gli proposi la traduzione più opportuna per il termine “slimy” e, con un lungo sospiro spezzato, vidi che intanto era venuta sera.

Vostro Arnaut Donadel