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Lettera ad Augias (repubblica.it)

23 10 2007

Pubblico una lettera che il buon Corrado Augias ha letto, condiviso, ma (ahimè) non pubblicato su supporto cartaceo del quotidiano “La Repubblica”

Del leggere
Caro Augias,

chi le scrive è uno studente 22enne di lettere moderne che dopo aver studiato per la gran parte dell’estate in previsione di un esame di letteratura contemporanea, ha letto, anzi divorato, il suo pamphlet “Leggere”, recentemente pubblicato da Mondadori. Mi sono sorpreso del mio acquisto. Il mio gesto mi è parso strano e al limite dell’autolesionismo, vista la fatica già profusa per motivi accademici su temi importanti come quelli narratologici, sociologici e di estetica della ricezione. La sua prosa, dottor Augias, è al solito corriva e accattivante, ma in questo libro mi è parso di trovare qualcosa di più. Ho trovato risposte implicite e che forse ho inferito arbitrariamente, ad alcuni interrogativi che da un po’ di tempo si insinuano nel mio animo. Domande che non possono trovare una risposta razionale. Domande ancestrali, dannatamente ingenue, che mi provocano un’inedita confusione critica e analitica. Francamente, non sono mai stato un gran lettore. Solo ultimamente (e non sempre) riesco a trovare nello studio e nella fatica delle letture un po’ di conforto dal mio stato di inquietudine e di scetticismo. “Fac sapias et liber eris” stava scritto su un muro del mio liceo. È una sentenza che mi torna in mente spesso in questo periodo. Non tanto perché la trovi illuminante o risolutiva, ma perché, semplicemente, mi sembra una buona prospettiva da cui partire, nonché l’unica base ideologica che ancora non scricchioli sinistramente in questa nostra caotica modernità.


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