Finalmente un bell’incontro

31 10 2007

La premessa è la seguente: sto ascoltando Soul Serenade di David Sanborn in un momento della mia vita che in futuro vorrei rubricare come “buio passeggero”.

Ma veniamo alla vicenda. Nel fascino ricco di paure che compone la mia quotidiana e forzata solitudine, mi è accaduto di imbattermi in due ragazzini rom. Sulla metropolitana. Sulle spalle la custodia dei loro violini e, tra collo e mento, lo stridente manufatto. La carrozza colma di pendolari stanchi viaggiava tra il buio del tunnel e la luce volgare del neon. Poi, dopo Udine, tutti sulla carrozza abbiamo finalmente rivisto il grigio della sera e delle nostre esistenze. I due rom, cinque anni al massimo, facevano un baccano fantastico. Sghignazzavano, si urtavano, incrociavano gli archetti dei violini. Poi con la voce più baritonale che le loro esili corde vocali potevano produrre: “Buonasera, siamo due fratelli e stiamo per offrirvi un grande concerto. Live from Milan, grande concerto, unica data”. L’ingenuità delle loro parole, lo spirito vitalistico quasi concreto che sprigionavano mi ha messo di buon umore. Qualcuno nella carrozza ha alzato il volume del proprio I-Pod perdendosi probabilmente uno dei più grandi concerti che Milano abbia ospitato negli ultimi tre mesi. Una recensione pur piccina era il minimo che potessi fare.

D@ve



Tra il Serio e l’Orio (in sostituzione del Faceto)

23 10 2007

Guardarti, squadrarti, natura, così a soqquadro in questa nostra abbuffata difficile da digerire è proprio come guardare un vecchio commuoversi per i vecchi ricordi. Sognare il mondo com’era fino a 200 anni fa è un lusso che solo qualche postmoderno nostalgico può permettersi. Patetico pensare poi che a rimpiangere il mondo rustico e carico di pollini sia chi fisicamente non è all’altezza di sopravvivere in tale concerto di muffe, semi e odori e cortecce e gelidi canali. Bene, si fa e basta. Si rimpiange un universo magari più difficile da vivere, magari meno ospitale. Magari un luogo dove si starnuterebbe quel centinaio di volte in più. Tant’è. A qualcuno (oltre a me) sarà capitato di guidare nel traffico di una città, di una periferia, di una tangenziale, di un’autostrada e di accorgersi della bruttezza dell’ambiente che ti guarda. Anche chi pianifica gli spazi verdi parte dal presupposto che le cose più belle, (che vogliamo per forza far coincidere con quelle più utili) siano quelle inserite nel piano urbano del traffico, come aiuole, metri quadrati di parchi pubblici e posti riservati agli stronzi di cane. Però non alziamo oltre lo sguardo. Quando ci immergiamo finalmente dopo settimane di stress nei nostri agognati corridoi verdi, dopo essere giunti su piste ciclabili, o strade sterrate, mi raccomando, non avanziamo troppe pretese. Sarebbe cosa pericolosa. Insomma, fa niente se giri l’angolo e scopri che dietro al parco c’è lo svincolo della tangenziale. Poco importa se la roggia apparentemente pulita è più inquinata del Lambro. A mio modesto avviso siamo davanti ad uno dei più grandi paradossi della nostra epoca. Siamo diventati ricchissimi. La società più opulenta ed economicamente florida che la storia ricordi. Eppure nessuno, ripeto NESSUNO ha più il privilegio di perdersi in un bosco. Nessuno ha più modo né tempo né interesse a farsi stordire per un giorno intero dallo sciabordio di un torrentello. Siamo tanto abituati ad una miriade di stimoli sensibili (musica, tv, impegni lavorativi, cpu) che ciò che è semplice ci appare superfluo. Dunque, leggere di persone che parlano di odore di bosco, di pesci color di nulla, di zenzero ,cannella, e non di odor di nutella, odor di sciroppo, odor di big bubble, è un piacere intatto. Un piacere che urla vendetta. Vendichiamoci. Torniamo a leggere. Torniamo a Calvino. Torniamo alla resistenza fatta dai bambini tra la macchia ligure. Torniamo a Pin, al commissario Kim, a Cugino, agli altri personaggi del Sentiero dei Nidi di Ragno. La spiritualità della natura è qualcosa di così potente e imperscrutabile, che se veramente esistesse un Giano, un dio pagano, insomma, si incazzerebbe mortalmente coi nostri urbanisti. Li andrebbe a prendere nottetempo, costringendoli a progettare rotonde senza aiuole e aiuole senza fiori sino alla notte dei tempi. Speranza vana la mia, dacché si sa che per tener lontano Giano (o chi per lui) è sufficiente che vi siano una città con più di un milione di abitanti e ottocento mila auto (quasi una per abitante). Poi basta insaporire il tutto con un po’ di polveri sottili e il gioco è fatto. Niente più eresie pagane. Al limite solo qualche polverosa sacrestia. Dunque, si preannunciano tempi duri per il paganesimo, per la new age, il naturismo e circa il 50% degli ecosistemi del mondo. Nella prossima puntata le cattive notizie.



Lettera ad Augias (repubblica.it)

23 10 2007

Pubblico una lettera che il buon Corrado Augias ha letto, condiviso, ma (ahimè) non pubblicato su supporto cartaceo del quotidiano “La Repubblica”

Del leggere
Caro Augias,

chi le scrive è uno studente 22enne di lettere moderne che dopo aver studiato per la gran parte dell’estate in previsione di un esame di letteratura contemporanea, ha letto, anzi divorato, il suo pamphlet “Leggere”, recentemente pubblicato da Mondadori. Mi sono sorpreso del mio acquisto. Il mio gesto mi è parso strano e al limite dell’autolesionismo, vista la fatica già profusa per motivi accademici su temi importanti come quelli narratologici, sociologici e di estetica della ricezione. La sua prosa, dottor Augias, è al solito corriva e accattivante, ma in questo libro mi è parso di trovare qualcosa di più. Ho trovato risposte implicite e che forse ho inferito arbitrariamente, ad alcuni interrogativi che da un po’ di tempo si insinuano nel mio animo. Domande che non possono trovare una risposta razionale. Domande ancestrali, dannatamente ingenue, che mi provocano un’inedita confusione critica e analitica. Francamente, non sono mai stato un gran lettore. Solo ultimamente (e non sempre) riesco a trovare nello studio e nella fatica delle letture un po’ di conforto dal mio stato di inquietudine e di scetticismo. “Fac sapias et liber eris” stava scritto su un muro del mio liceo. È una sentenza che mi torna in mente spesso in questo periodo. Non tanto perché la trovi illuminante o risolutiva, ma perché, semplicemente, mi sembra una buona prospettiva da cui partire, nonché l’unica base ideologica che ancora non scricchioli sinistramente in questa nostra caotica modernità.



Neologismi internettiani

21 10 2007

Nell’Italiano neostandard, entrano ogni giorno parole nuove.
Ecco un elenco di neologismi a cui la rete ha opportunamente creato uno spazio nel dizionario:

àddare: aggiungere il nickname al programma di chat
bloggare: partecipare a un blog
bookmarkare: aggiungere una pagina o un indirizzo Internet ai preferiti
copincollare: copiare e incollare il testo in un documento word
debuggare (pron. debaggare): ricerca e correzione di errori in un programma informatico. Usato anche figurativamente. Es: debuggare q.sa , rimuovere gli errori presenti in q. sa .
di default: per intendere le impostazioni standard; ma anche ciò che avviene normalmente. Es: “Il sabato sera di default vedo la mia ragazza” (tipico degli ingegneri;D)
draftare un documento: fare la prima bozza di un documento
embedded: termine introdotto dallo Zingarelli e divenuto comune dopo la guerra in Iraq: definisce un giornalista al seguito delle truppe. In realtà, fanno notare molti lettori, il termine “sistema embedded” identifica genericamente dei sistemi elettronici a microprocessore progettati appositamente per una determinata applicazione. Un software embedded è un software dentro qualcosa.
fare il merge: unire, esatta traduzione di “to merge”.
feedback: “dare un feedback”, cioè una risposta a qualcuno. Termine che compare nello Zingarelli ma non è usato in questo senso così “umano”.
forwardare: inoltrare una email, ma non solo. Inoltrare qualsiasi informazione, numero di telefono o addirittura passare oggetti ricevuti da altri. Es: Faccio arrivare il pacco a casa tua, poi me lo forwardi?
googlare: cercare nel web con un motore di ricerca. Google diventa il motore per antonomasia.
loggarsi: connettersi.
restartare: riavviare non solo un hardware, ma anche una situazione. Es: Fermati, rilassati e restarta.
retrivare: verbo largamente usato in IT per definire l’operazione di reperimento informazioni da un database. Dall’inglese “retrieve”.
scannare: come sinonimo di scannerizzare, scansionare immagini con uno scanner.
schedulare un appuntamento: metterlo nell’agenda. Dall’inglese “to schedule”.
sharare: scambiarsi o mettere in comune file e informazioni.
shiftare: dall’inglese “to shift” per indicare la traslazione di un oggetto, quasi sempre un grafico. Ma anche figurato. Es: “shiftare di un posto”, quando si scala in una tavolata.
Sms-are: inviare e ricevere sms.
splittare: dividere. Esatta traduzione di “to split”.
spammare: invio di spam. Lo Zingarelli ha solo spam e spamming.
switchare: cambiare, saltare da una situazione ad un’altra o da una modalità a un’altra. In finanza, ormai anche nell’uso gergale dei promotori indica la chiusura di una posizione d’investimento e l’apertura contestuale di un’altra. Il termine switch, che può essere gratuito o a pagamento, ha fatto la sua apparizione nei prospetti informativi dei fondi (commissioni di switch).
updatare, upgradare: aggiornare.
wiki: enciclopedia che nasce su Internet e viene aggiornata dai navigatori. Il termine diventa generico e indica ogni cosa che viene modificata in modo open source.
zippare: comprimere non solo file, ma anche oggetti quotidiani.

SLANG

appezzottare: inserire una patch. In origine a Napoli indicava l’operazione di modifica del numero di serie di un motore.
asciugare o acetare: rubare in situazione non prevista e in ambito di conoscenza o perlomeno reciprocità di interessi (a concerto per esempio). Asciugone: ladro in tale situazione. Usati soprattutto nel norditalia.
bella: espressione romanesca usata come sinonimo di “ciao”. Es: bella Francè, ciao Francesco.
cartume: insieme di carta e cartone messi alla rinfusa.
spacchioso: dal siciliano, aggettivo traducibile con l’inglese “cool”.
berlusconare: fare andar male qualunque cosa si faccia, ma anche andare a zonzo in modo casuale. Molto usato nella zona di Correggio (Reggio Emilia).
cazzabubu: diffuso nel basso Sulcis, persona priva di qualsiasi credibilità in quanto dedita esclusivamente allo scherzo e/o alla diffusione delle menzogne più improbabili; per estensione persona non affidabile.
pecoro: persona dabbene, cialtrone ma in senso buono.
perplimere: rendere perplesso.
spizzare: si sente sempre più nelle telecronache delle partite di calcio come sinonimo di sfiorare e deviare leggermente il pallone con la testa.
trezzare: verbo intransitivo, perdere tempo in cose divertenti ma inutili, fingendo di lavorare o studiare. Es. “Smettila di trezzare, vieni a darmi una mano!” 2. Dedicarsi pigramente a giochetti ripetitivi e
rilassanti, giocherellare. Es. “Mentre parlo al telefono, trezzo sempre con il solitario di windows” Originariamente: “Trezzare”: muovere freneticamente il joystick durante un videogioco, per totalizzare il massimo punteggio senza doversi concentrare, specialmente in giochi di sport. Da cui: Trezzo (sostantivo maschile), l’attività del trezzare.

PUBBLICITA’/MARKETING

briffare/briefare: riunirsi, fare un briefing
deletare: cancellare, annullare, da “to delete”
deliverare: per indicare il trasporto di informazioni o servizi verso clienti. Dall’inglese “to deliver” o “delivery”.
ingressare: far entrare gradatamente in produzione dei processi.
efficientare: rendere efficiente.
mandatorio: obbligatorio.
ocheizzare o okeizzare: dare il consenso, essere d’accordo, da “ok”.
pick up: sostantivo (fare il pick up) per intendere l’andare a prendere o accompagnare una persona in aeroporto, stazione o altro.
spottizzato: pubblicizzato.

ANGLICISMI

applicare: dall’inglese “to apply” cioè inviare la propria candidatura, candidarsi. Es: Hai letto quell’offerta di lavoro? Perché non applichi?
IMHO: molto usato nei forum, anche quelli italiani: “In my honest opinion”.
sono supposto di fare qualcosa: supporre dall’inglese “to suppose” nel senso di dover fare qualcosa e non nel senso di immaginare o credere
sottomettere qualcosa: proporre all’amministrazione un contenuto (dall’inglese to submit)



Gatti, angeli pelosi

21 10 2007

Leggendo sulla rete le curiosità della settimana, mi sono imbattuto in questo articolo riguardo un gatto speciale. Sembrerebbe che tale gatto riesca a presentire la morte dei malati e che stia loro accanto nelle ultime ore di vita fino ad avvenuto decesso.
Speriamo solo che non trovi nelle sue vicinanze il solito imbecille superstizioso di turno che scambia causa ed effetto….
Gli animali integrano le loro sensazioni in un modo diverso da noi che abbiamo “coperto” con il linguaggio questi messaggi di sensi che tutti i viventi posseggono, ma che utilizzano in modo generalmente diverso dall’ “homo sapiens”, ipnotizzato dalle astrazioni del suo stesso linguaggio che li categorizza nei cinque classici vista, udito, ecc..
Un “fatto” inspiegabile, ma coerente, mi é stato riferito da vari testimoni dell’evento. Parenti e amici del mio bisnonno paterno, costretto a letto da anni da una grave cardiopatia, si erano raccolti in sala al piano terreno della villetta durante la sua agonia (in camera al piano di sopra con due medici e la moglie e il figlio al capezzale), ma capirono da due eventi improvvisi che lui era “andato avanti”: uno di questi fu un improvviso urlo straziante del gatto che fuggì dalla casa dove non avrebbe più fatto ritorno. Questo segnale allarmante, immediato oggetto di presaghe congetture dei presenti, precedette di almeno un minuto il trambusto dei sanitari che vegliavano il loro paziente che, improvvisamente, non dava più segni di vita. Furono poi vani tutti i tentativi di far rientrare in casa l’animale: per anni ha accettato il cibo, rifuggendo inspiegabilmente da ogni contatto con quelli che una volta erano i suoi custodi, finché, dopo alcuni anni, non scomparve del tutto.

Vivendo io in un condominio ho poi potuto constatare questa “abilità” felina di sentire e prevedere la morte, quando negli anni scorsi alcuni condomini miei vicini sono deceduti. Uno dei miei 5 gatti (vivo in una famiglia di allevatori) in tali occasioni è solito posizionarsi su una finestra a mandare lamenti altisonanti per la maggior parte della giornata.
Pur essendo io ateo e amistico mi trovo affascinato da queste capacità feline che molti invece interpretano allegoricamente attribuendo ai gatti caratteristiche angeliche.
A tal porposito posto una commovente favola sui gatti e Dio.

Un uomo amava moltissimo il suo gatto.
Quando il gatto morì, per l’uomo fu un colpo durissimo, che gli fece rendere conto che quel micio era l’unico essere vivente che l’avesse amato in modo davvero incondizionato. Così quando anche l’uomo morì, il suo ultimo pensiero fu di gioia, perché avrebbe rivisto il suo gatto. E infatti, lui era lì ad aspettarlo, tutto ronfante e felice di rivederlo.
E così l’uomo e il suo gatto si trovarono su una lunga strada di campagna.
L’uomo vede un cartello che dice “Paradiso” - per di qui. E cammina e cammina. Dopo un po’ supera una fattoria.
All’orizzonte vede il riflesso di un enorme cancello bianco e sente che finalmente è arrivato.
Arriva al cancello, stanchissimo. La luce che emana dalla città è abbagliante e lui completamente stupefatto.
Anche il gatto è piuttosto entusiasta… finalmente appare un uomo vestito di bianco. “Benvenuto in Paradiso” gli dice.
“Tutto quello che hai sempre voluto qui c’è - ogni tuo desiderio sarà esaudito. Che cosa desideri?” L’uomo sorride.
“Beh, in questo momento tutto quello che vorrei è un pò d’acqua per me e per
il mio gatto”. L’uomo schiocca le dita e fa apparire un calice splendido. Un altro schiocco di dita, e il calice si riempie di ghiaccio dalle forme splendide. L’acqua si materializza sopra al ghiaccio, che però non si scioglie. Una cannuccia e una fetta di limone completano lo spettacolo. E l’uomo dice “non ci sarebbe anche una ciotolina per il mio gatto?”
L?uomo in bianco scuote la testa e gli spiega che gli animali non sono ammessi in paradiso, il paradiso è solo per gli umani.
L’uomo pensa al meraviglioso compagno della sua vita, ricorda che è stato l’unico essere vivente che l’abbia mai amato in modo incondizionato e spiega al signore in bianco che non vuole andare in paradiso senza il suo gatto. L’uomo in bianco scuote la testa e risponde “mi dispiace, ma ci sono delle regole” - E così l’uomo prende in braccio il micio esausto e lentamente torna indietro lungo la strada.

Quando arriva alla fattoria , un signore anziano e pieno di rughe lo saluta.
Il gatto, che era in braccio esausto, guarda su e miagola piano piano. Il contadino saluta l’uomo “Hey straniero, sembri stanco e assetato. Vuoi bere qualcosa?”.
A questo punto all’uomo non interessa assolutamente dovi si trovi, tutto quello che sa è che ha tantissima sete e che il suo adorato gatto è quasi disidratato. Allora fa segno di si con la testa, e il contadino lo porta ad un pozzo. “Mi dispiace, non ho niente di buono da offriti”, gli spiega, immergendo una latta nel pozzo. La passa all’uomo che beve avidamente. Appena finisce di bere, si accorge che il vecchio sta dando da bere al gatto. Il contadino gli spiega “Credo che avesse sete anche lui. Davvero un bel gatto, complimenti” - L’uomo fa cenno di si,e continua a bere.

Il contadino sorride tra se e se. “Amico, senti, vorresti fermarti per cena?
Non ho niente di buono da offrirti, ma a mia moglie e ai miei figli e a me farebbe piacere la tua compagnia. ” Poi guarda il gatto gli strizza un occhio e dice “credo che sia avanzato anche un po’ di latte per te”.
E così l’uomo ebbe una cena semplice ma nutriente, e sorrideva felice. Il micio era accoccolato davanti al fuoco, e tutti intorno alla tavola sembravano felici ed in pace. Chiacchieravano della giornata di lavoro, di cosa gli animali avevano bisogno, cosa seminare la prossima stagione di chi aveva bisogno di quale aiuto e cosa fare domani.
L’uomo era più felice di quanto non fosse stato in molti anni, e il suo vecchio micione stava ronfando in un modo che gli faceva venire le lacrime dalla commozione. Il contadino se ne accorse e gli disse “figliolo, perché non ti fermi per un po’, sembra proprio che tu non sappia dove andare. Non possiamo offrirti una sistemazione comoda, ma di sicuro qui è dignitoso. Puoi aiutare le mie figlie e i miei figli a curare gli animali e il raccolto, e lavorare nella fattoria e noi divideremo con te la nostra semplice casa. Chiaramente il tuo gatto può restare con gli altri gatti. Lo ameremo tutti come se fosse uno dei nostri.

E così l’uomo rimase e lavorò nella fattoria del vecchio contadino e non era mai stato più felice e soddisfatto in vita sua. Il gatto riprese le forze e il suo pelo e i suoi occhi brillavano come se fosse ritornato cucciolo. Nella fattoria non c’era niente di moderno o lussuoso, ma si stava davvero tanto bene.
Ma un giorno, mentre lavorava nei campi e il suo gatto cacciava i topi vicino a lui, ricordò improvvisamente il cancello luminoso che aveva rifiutato di varcare. Improvvisamente gli venne la paura di andare all’inferno, corse dal vecchio e gli domandò dove si trovasse realmente e perché lui e gli alti della fattoria fossero stati cacciati via dal Paradiso.
Il contadino sorrise e disse “Figlio, quel posto non è il paradiso. Non lasciarti imbrogliare dai cancelli che brillano. Hai fatto la cosa giusta andandotene. Pensi davvero che Dio rifiuterebbe l’ingresso ad un dei suoi angeli?”. Il gatto corse a strusciarsi sulle gambe del contadino e fece le fuse per dire che era d’accordo.
Il contadino chiese all’uomo se fosse felice lì e gli piacesse fare il lavoro che gli era stato assegnato. L’uomo disse che non era mai stato più felice in vita sua, che il lavoro era duro ma dava soddisfazioni e il cibo era semplice ma buono e la sua stanza era perfetta per lui. E che specialmente, poteva stare col suo gatto e vederlo felice.
E il vecchio sorrise e chiese all’uomo “allora, che dubbi hai?” Non tutto quello che vuoi è bene per te, il tuo cuore desidera molte cose che potrebbero farti male e tu devi fare molta attenzione ai tuoi desideri. Se non sei felice qui puoi andartene quando vuoi, ma a me piacerebbe che tu restassi.” Il micio si strusciò sulle gambe del contadino. “A proposito, dove credi di essere?”.
Mentre il contadino sollevava il micio sulla sua spalla per accarezzarlo per
bene, il sole brillò attraverso la pelliccia del gatto. L’uomo notò che il contadino aveva una specie di aureola luminosa. Un pensiero lo sfiorò “si” disse il contadino “adesso hai capito”. L’uomo guardò ancora e vide che molti animali avevano la stessa aureola, e tutti erano felici di riflettere l’amore semplice e incondizionato che Dio ha per noi.
“Loro sono l’unico modo che ho per raggiungere la maggior parte di voi”
disse “e sono felice che il tuo angelo finalmente ti abbia riportato da me”. E lo abbracciò. “La tua famiglia ha sentito la tua mancanza, bentornato a casa”:
E l’angelo appollaiato sulla spalla di Dio ronfava felice.